Tutti indossiamo maschere: l’importanza di essere fedeli alla nostra natura

Con il disegno di oggi (penne ad inchiostro), ho voluto rappresentare cosa vuol dire indossare maschere e creare personaggi  consoni alla situazione in cui ci troviamo.  

Ho voluto anche raffigurare come queste cose entrano in contrasto e si confondono tra di loro.  

Nell’opera “Uno, nessuno e centomila” Luigi Pirandello nel 1926, parla di come tutti indossiamo maschere per sopravvivere.  

Oggi come allora, siamo ossessionati da quello che la società si aspetta di ognuno di noi, perciò tendiamo a dimenticare chi siamo per davvero nel profondo del nostro essere.  

Ad un certo punto, uno dei personaggi della storia, non
é  sicuro che quello che gli atri vedono sia quello che lui pensava di essere.  

Andiamo a lavaro e mettiamo su una maschera, andiamo ad un concerto e ne indossiamo un’altra. 

A seconda della situazione in cui ci ritroviamo, ci comportiamo di conseguenza.  

Nella mia vita ho creato tanti personaggi.  

Da teeneger, volevo essere un giovane Punk ribelle.  

Arrivato all’università, venni introdotto nella scena underground, nel suo mondo della musica elettronica e dei suoi Raves Partis (diventando fan e sostenitore di quelli illegali). 

La mia necessità e voglia di appartenenza mi hanno portato a cambiare il mio modo di vestermi, passai da jeans stretti e strappati a pantaloni 2/3 taglie più grandi della mia taglia attuale.  Da camice a righe a felpe nere, da anfibi a scarpe da skater “bombate”.  

Dovunque andiamo, vogliamo essere accetati e sentirci a nostro agio.  
Creare personaggi ci aiuta per il raggiungimento di accettazione esterna, ma fino a quando non accettiamo noi stessi per quello che siamo realmente, non ci potrà mai essere una vera e propria accettazione.  

La creazione di personaggi porta anche a condurre doppie, triple e forse più vite parallele l’una con l’altra.  

Durante gli anni universitari, ero studente da Lunedì a Venerdì, animale da festa durante I fine settimana. 

Trasferitomi a Londra ho mantenuto lo stesso approccio, passando da studente a lavoratore e l’anima della festa durante il tempo libero.  

Ma cosa succede quando togliamo la maschera?  

Siamo ancora capaci di riconoscere chi siamo veramente?  

La gente con la quale interagiamo, é in grado di vedere la nostra essenza?  

Indossare maschere e proiettare personaggi può essere rischioso.

Se ci concentriamo sul carattere che abbiamo creato, nel lungo termine possiamo distanziarci troppo dalla nostra vera natura.  

Come il personaggio nel libro di Pirandello, ci sono stati momenti nella mia vita durante I quali mi affiggeva il pensiero che la gente non riuscisse a vedere chi io fossi veramente, ma solo ciò che appariva all’esterno. 

Quando mi laureai, la sera dei festeggiamenti, mi ricordo che tanti stentavano a credere che avessi potuto raggiungere quel traguardo. Molti avevano visto solo l’animale da festa.  

Oltre la maschera puoi trovare l’essenza di una persona, li risiede la sua anima.  “Mai giudicare un libro per la sua copertina”, questo concetto si applica anche alle persone.  

Non sappiamo mai quale sia la vera storia di una data persona.  

Indossare maschere é parte del nostro spirito di sopravvivenza, della nostra abilità di adattarci a posti e contesti.  

Non dovremmo mai perdere contatto con la nostra anima.  

Dovremmo invece rimanere sempre coerenti con chi siamo di natura perché prima o poi la maschera che portiamo diventerà pesante e cadrà.   

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